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CEFA - Cí» E FA: QUANDO LA TERRA » PATRIMONIO PER RESTARE

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32 progetti in 9 Paesi, oltre 100 mila beneficiari, 198 dipendenti di cui 29 espatriati e 155 locali. Sono i numeri del Bilancio sociale di CEFA 2016, ong che da 45 anni promuove l’agricoltura sostenibile,che è stato presentato ieri 21 giugno all’interno della cornice di Palazzo D’Accursio.  Tra gli ospiti Patrizio Roversi, condutture di Linea Verde di Rai1, che ha accettato di diventare testimone oculare di CEFA e ha visitato le attività dell’organizzazione: “un lavoro costante per formare gli agricoltori, metterli insieme per contare di più, sostenerli nella commercializzazione dei prodotti: unico strumento per una crescita sostenibile e autonoma delle comunità”. Per dirla con Patrizio: “CEFA c’è e fa, ed è questa il modello vincente per nutrire il pianeta.” Oggi questo modello è importante per contrastare l’abbandono delle terre da parte di migliaia di persone. “Anzitutto bisogna smontare, però, la retorica dominante: non c’è nessuna invasione. Se guardiamo la complessità dei flussi globali, infatti, solo il 5% dei migranti arrivano nei paesi europei, e, in Italia, solo lo 0,02% della popolazione totale è composta da rifugiati e richiedenti asilo”. E se guardiamo fuori di noi, vediamo che il Marocco non è più solo un paese di emigrazione, ma di immigrazione. Arrivano sempre più persone dall’Africa subsahariana e questo sta creando dei fenomeni simili a quelli in Italia: retorica dell’invasione, razzismo e xenofobia. Per contrastarli CEFA lavora con la società civile locale, a partire dai giornalisti, per creare consapevolezza, innescare meccanismi di solidarietà e accoglienza e favorire dinamiche di contaminazione nella diversità. A dirlo è Andrea Tolomelli, responsabile CEFA per i progetti in Marocco e Tunisia. Allo stesso modo CEFA si è dato un altro obiettivo importante: creare le condizioni per cui non sia più necessario emigrare e dare la possibilità di tornare al paese d’origine. L’organizzazione ha avviato dei progetti di rimpatrio volontario, grazie al quale marocchini e tunisini, che in Europa non hanno trovato un lavoro stabile, si rendono disponibili a seguire un percorso di formazione e reinserimento nei loro contesti, fornendo loro possibilità che prima non avrebbe avuto. Paolo Chesani, infine, vuole chiarire le polemiche recenti. CEFA non si occupa di salvataggi in mare, ma mettere in salvo le persone che sono in pericolo di vita non incentiva le partenze. I migranti una volta sulle coste del Mediterraneo hanno affrontato così tanti rischi e peripezie che tornare indietro è impossibile e affondare per loro è l’ultimo dei problemi. Anche gli accordi dell’Europa con paesi come Turchia o Libia per trattenere i migranti andrebbero ridiscussi: non si può affidare il compito di gestire questi flussi a Stati dove il diritto internazionale non esiste. E non si può dimenticare come in Libia i centri di detenzione siano gestiti da organizzazioni criminali che dell’immigrazione clandestina fanno un vero business”.

Di seguito il link per il servizio video sulla presentazione del bilancio effettuata da Nettuno TV:
video (dal minuto 12:10)
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